PMIC 2020 – Protocollo di valutazione riabilitativa di Minima della persona con Ictus Cerebrale Versione 2020

Guido MBHome, News Simfer, Sezione - 29 - ictus

Pubblicato nel n. 2/2020 di MR il frutto del lavoro della neonata sezione Ictus della SIMFER

GRUPPO DI LAVORO

Mariangela TARICCO Coordinatore (AOU S. Orsola, Bologna); Francesca CECCHI (Università di Firenze, IRCCS Fondazione don Carlo Gnocchi, Firenze); Anna CASSIO (AUSL Piacenza); Susanna LAVEZZI (AOU Ferrara); Federico SCARPONI (USL Umbria 2, Foligno); Andrea MONTIS (Ospedale S Martino, Oristano); Giordano GATTA (SIMFER, Ravenna); Chiara BERNUCCI (AUSL Romagna, Rimini); Marco FRANCESCHINI (IRCCS San Raffaele Pisana, Roma); Stefano PAOLUCCI (IRCCS Fondazione S. Lucia, Roma); Stefano BARGELLESI (AULSS 2 Marca Trevigiana, Ospedale Ca’ Foncello, Treviso).

Introduzione

Nei paesi occidentali l’ictus ed in particolare le problematiche legate alle sue conseguenze, rappresentano sem­pre più una emergenza clinico-assistenziale.

Un recente rapporto del King’s College London per la Stroke Alliance for Europe (SAFE) ha previsto un aumento del 34% del numero totale di ictus nell’Unione Europea tra il 2015 e il 2035, con un passaggio da 613.148 casi nel 2015 a 819.771 nel 2035[1]. Tale previsione è legata a diversi fattori. Infatti, malgrado la riduzione dell’incidenza, essenzialmente legata ad un migliore controllo dei fattori di rischio, si è osservato un aumento della prevalenza, sia per la maggiore longevità della popolazione, che per una minore mortalità nella fase acuta. I dati Italiani sono in linea con i dati europei. In Italia si è registrato infatti da una parte un calo dell’incidenza (standardizzata per età) dell’ictus ischemico, da 128/100.000 casi/anno del 1990 a 114/100.000/anno nel 2013, ma non dell’ictus emorragico, la cui incidenza invece è risultata stabile (53 vs 54 casi per 100.000 all’anno). Dall’altra parte si evidenzia un aumento della prevalenza, dovuto essenzialmente alla minore mortalità nella fase acuta, sia per l’ictus ischemico, passata dal 2,7% del 1990 al 4,9% del 2010, che per quello emorragico, passato dal 1,0% del 1990 a 1,9% del 2010 [1]. La mortalità globale per ictus (standardizzata per età) si è ridotta del 20% nell’ictus ischemico e del 25% nell’ictus emorragico[1].

Un terzo circa dei sopravvissuti presenta una rilevante disabilità[2;3] con necessità di uno specifico trattamento riabilitativo, spesso in regime di ricovero, nella fase acuta e post acuta. La riabilitazione della persona con ictus è rivolta non solo alla compromissione senso-motoria, ma deve affrontare tutte le problematiche che tale patologia comporta, quali dolore, depressione, difficoltà cognitive, di comunicazione, di linguaggio, di deglutizione, problematiche sfinteriche e respiratorie[4;5]. Inoltre, l’aumento dell’età della popolazione condiziona un bisogno assistenziale/riabilitativo a lungo termine in relazione anche alle problematiche psicosociali nella fase di reintegro nella comunità.

Gli esiti disabilitanti dopo l’ictus sono un problema di particolare rilevanza sanitaria e sociale. Per la Medicina Riabilitativa la presa in carico e il trattamento del paziente e della famiglia rappresenta una sfida impegnativa non solo sul piano clinico, ma anche organizzativo.

La valutazione della persona con ictus costituisce un momento fondamentale ai fini della presa in carico riabilitativa e della messa a punto del Progetto Riabilitativo Individuale. Essa deve essere la più esaustiva possibile ed inglobare le varie problematiche che influiscono sullo stato di salute, ma essere anche facilmente applicabile nei diversi setting e condivisibile dal team riabilitativo per tutta la evoluzione del percorso.

Nel 2004 la SIMFER e l’IRCCS Fondazione S. Lucia costituirono un gruppo di lavoro per redigere la prima versione del protocollo di minima che potesse seguire la persona con ictus dalla fase acuta a quella territoriale. Nel 2008 il “Protocollo di minima per l’ictus – PMIC” [6], venne pubblicato e nell’applicazione pratica si rilevò sufficientemente esaustivo e veloce nella somministrazione, con un tempo medio di esecuzione 16.15±1.43 minuti [7]. Tuttavia, con il passare del tempo si sono evidenziate, nei vari reparti che hanno implementato il PMIC, alcune criticità nell’uso quotidiano che hanno indotto la SIMFER a costituire, attraverso la sua sezione di approfondimento dedicata all’ictus, un nuovo gruppo di lavoro per migliorarlo rendendolo più attuale e fattibile. Innanzitutto, ci si è resi conto che la presenza di 3 diverse schede per ognuna delle fasi del percorso di cura (fase acuta, di riabilitazione ospedaliera e territoriale) non era funzionale e che di fatto solo la scheda di riabilitazione ospedaliera veniva compilata con una certa regolarità. Inoltre, in linea con le innovazioni proposte dalla pratica clinica e dalla più recente letteratura, si rendeva necessario rivedere ed aggiornare alcuni strumenti di valutazione. Un esempio su tutti è dato dalla National Institutes of Health Stroke Scale (NIHSS)[8], regolarmente oggi utilizzata sia nei reparti per acuti sia in quelli di Medicina Riabilitativa e che di fatto ha reso obsoleta la Canadian Neurological Scale.

Compito pertanto del nuovo gruppo di lavoro è stato quello di aggiornare il PMIC per renderlo più funzionale, anche nell’ottica indicata dalla stessa SAFE, là dove raccomanda che “la Commissione Europea e il Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre) dovrebbero sostenere e promuovere a livello europeo lo sviluppo di un set di strumenti per valutare le necessità di prevenzione e di cura, così come la qualità dell’assistenza lungo tutto il percorso dell’ictus”[1].

 

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