Riabilitazione dopo impianti bilaterali di mano, il caso dell’operaio vicentino

Guido MBHome, News Simfer

È un caso rarissimo quello che è accaduto in Veneto qualche giorno fa: un operaio vicentino con un macchinario per lavorare il legno ha subito l’amputazione netta di entrambe le mani. In pochissimo tempo è stato portato all’Ospedale di Borgo Trento presso l’UOC di Chirurgia della mano, dove il reimpianto è riuscito. Un’operazione di cui ci sono pochissimi precedenti.

Riflettori giustamente puntati quindi sulle due équipe chirurgiche che hanno effettuato l’intervento, durato sette ore. Meno rilievo, probabilmente, ma un’importanza strategica non minore ha avuto il Servizio di Riabilitazione della mano, che fa parte dell’Unità operativa complessa di Neuroriabilitazione guidata dal professor Nicola Smania. Ne abbiamo parlato con Mirko Filippetti, medico fisiatra e assegnista di ricerca presso la medesima unità operativa.

«Uno degli aspetti che contraddistinguono la riabilitazione della mano rispetto ad altri approcci», racconta Filippetti, «è la stretta collaborazione con i chirurghi, con presa in carico fin dalla prima giornata. Abbiamo un’elevata integrazione con percorsi dedicati a questa tipologia di pazienti, che vanno dal confezionamento immediato di tutori alla presa in carico riabilitativa precoce». Un intervento che richiede un’expertise ben precisa da parte di tutti gli operatori sanitari coinvolti. «È il caso dei fisioterapisti», spiega Filippetti. «Non tutti sono in grado di gestire la parte riabilitativa della mano. Il nostro Centro, oltre alla parte traumatologica con relativa rapida presa in carico, gestisce un percorso dedicato di chirurgia funzionale in sinergia con i chirurghi della mano. Il Centro ha forti competenze, note a livello nazionale, per la gestione di pazienti con spasticità. Sul tema dell’arto superiore c’è un quindi un rapporto diretto e sinergico con i chirurghi della mano, atto a garantire una completa presa in carico riabilitativa neuroortopedica».

Il Centro veronese ha preso in carico il caso di doppia amputazione dell’operaio vicentino fin dalle prime fasi post-chirurgiche, per il confezionamento di ortesi dedicate. «Quelli degli impianti bilaterali di mano è un caso evidentemente rarissimo, con soli quattro precedenti in letteratura», precisa il fisiatra veronese. «Diciamo che il paziente ha avuto la fortuna di avere una sezione netta prossimale al polso, su radio e ulna. Questo ha permesso un reimpianto che sarebbe stato ben più complesso se la sezione fosse stata sul palmo. Siamo subentrati subito al grandissimo lavoro dei chirurghi, con un approccio integrato sia con tutori che di presa in carico riabilitativa mirata a proteggere l’attecchimento del reimpianto ma anche a garantire la miglior ripresa funzionale di entrambe le mani». È l’intervento riabilitativo quindi che consente di dare un significato compiuto all’opera del chirurgo.

Il Centro di riabilitazione della mano ha preso in carico il paziente per le prime due settimane, poi la riabilitazione proseguirà nel territorio. «In questo campo Verona è un punto di riferimento per tutto il Veneto», conclude Filippetti, «superata la fase subacuta il paziente viene agganciato a strutture e a fisioterapisti limitrofi alla sua città».