La nuova scheda di dimissione ospedaliera per la riabilitazione: una sfida e un’opportunità per la Medicina Fisica e Riabilitativa

Guido MBHome, News Simfer

Care socie e cari soci della SIMFER,

Come sapete, il 1 gennaio 2024 ha preso il via in tutto il territorio nazionale la fase di sperimentazione della nuova Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) per le degenze di Medicina Fisica e Riabilitativa, in applicazione del DM 165 del 26 settembre 2023. La fase di sperimentazione, prevista dal DM 5 agosto 2021 sui “Criteri di appropriatezza dell’accesso al setting di degenza riabilitativa”, ha lo scopo di definire gli strumenti e le modalità con cui vanno registrate le informazioni nella nuova SDO, anche ai fini della “condivisione degli strumenti di monitoraggio, del superamento delle eventuali criticità e della valutazione finale degli impatti organizzativi”.

Lo sviluppo di questo strumento segna una tappa importante verso il miglioramento della qualità e dell’equità di accesso ai servizi per le persone che necessitano di riabilitazione nel nostro paese.
Le forti disomogeneità regionali nella qualità e nelle capacità erogative dei servizi sanitari sono infatti ben note, e sono uno dei fattori dell’attuale situazione di criticità del SSN.
Nel settore dell’assistenza riabilitativa, tali disomogeneità sono ulteriormente accentuate dalle carenze dei sistemi di registrazione delle attività erogate, e da sensibili differenze regionali nei loro criteri di compilazione.

Episodi di ricovero che si riferiscono a condizioni cliniche e a percorsi di cura molto simili possono essere codificati con modalità molto diverse fra regione e regione, o addirittura all’interno della stessa area regionale. Inoltre, gli attuali criteri di registrazione e i relativi flussi informativi non descrivono adeguatamente aspetti importanti del percorso di cura in riabilitazione, come il grado di disabilità, l’entità del recupero funzionale ottenuto a seguito degli interventi e la tipologia delle risorse impiegate.

Tale situazione ha un impatto negativo sull’equità di accesso alle cure, sulla corretta valutazione e comparazione delle performances dei servizi e – non ultima – sulla adeguata valorizzazione delle prestazioni erogate.

Da tempo la SIMFER – insieme ad altre Società Scientifiche ed Associazioni – ha evidenziato come gli attuali livelli di remunerazione applicati al settore siano del tutto inadeguati alla crescente complessità del fabbisogno clinico-riabilitativo.

Nel settore della degenza riabilitativa, la necessità di adeguare i flussi informativi è stata riconosciuta dai programmatori già da molti anni. Nel 2012 il rapporto conclusivo del Tavolo Tecnico istituito dal Dipartimento della Programmazione del Ministero della Salute (cui parteciparono diversi fisiatri appartenenti alla SIMFER) evidenziava che: “…il contenuto informativo [dell’attuale SDO]….può essere utilizzato solo parzialmente per rappresentare e quantificare la potenziale inappropriatezza dei ricoveri di riabilitazione. La SDO, infatti, non consente di rilevare alcuni parametri quali stato funzionale e multimorbilità dei pazienti, variazione dello stato di salute all’inizio ed alla fine ricovero, outcome dell’intervento riabilitativo, prestazioni erogate…”.
Tali criticità sono comprensibili se si considera che la struttura attuale della SDO, basata sulle codifiche della classificazione ICD, è stata sviluppata essenzialmente per la descrizione dei ricoveri nei setting per acuti.

Il DM 5 agosto 2021 riprende queste considerazioni, e stabilisce l’aggiornamento dei criteri di compilazione e degli indicatori contenuti nelle SDO, e il conseguente avvio di un flusso informativo specifico per le attività di degenza riabilitativa intensiva, alimentato da tutte le strutture del territorio nazionale.
Pur presentando aspetti di criticità, anche dovuti alla sua lunga gestazione, il DM introduce elementi di grande rilevanza, come l’introduzione di indicatori specifici del livello funzionale e della complessità clinica e riabilitativa, l’adozione di scale validate e specifiche, e la priorità data alla codifica delle diagnosi funzionali contenute nella classificazione ICF rispetto alle diagnosi eziologiche.

Questi aspetti hanno una forte valenza “culturale” e di potenziale impatto sulle politiche sanitarie. Sono infatti in linea con gli orientamenti internazionali, promossi anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che sottolineano l’importanza di indicatori funzionali (basati sulla definizione di “Functioning” adottata nella Classificazione ICF della stessa OMS) oltre agli indici di mortalità/morbilità che comunemente vengono adottati per la valutazione dello stato di salute della popolazione e le performances dei servizi sanitari.
Anche se i criteri di appropriatezza del nuovo DM non si rifanno esplicitamente alla classificazione ICF, contengono elementi compatibili con tale modello, e rappresentano un elemento innovativo importante.

Nelle varie fasi di sviluppo delle nuove norme, la SIMFER ha avuto momenti di confronto istituzionale (Direzione Generale della Programmazione Sanitaria, Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, AGENAS…) e con altre Società Scientifiche ed Associazioni. Ciò ha permesso di apportare correzioni a diverse criticità, e di offrire un contributo importante all’elaborazione dei nuovi aggiornati criteri di codifica.

In particolare, negli ultimi anni la SIMFER ha potuto contribuire fattivamente a definire strumenti e modalità della sperimentazione della nuova SDO, visto che diversi suoi componenti fanno parte del Gruppo Tecnico ad hoc costituito nel novembre 2021 dal Dipartimento della Programmazione del Ministero.

Consapevole della necessità di dare pieno supporto ai clinici nella conoscenza e nell’applicazione dei nuovi strumenti di codifica, la SIMFER si è attivata – sia in collaborazione con il Ministero e le Regioni che in proprio – in molte iniziative di formazione e aggiornamento.

E’ importante che i clinici accolgano questa sfida come un’opportunità per descrivere in modo più preciso e corretto il fabbisogno delle persone prese in carico, le prestazioni erogate e gli esiti, e in tal modo valorizzare la propria professionalità.

Ai professionisti spetta l’onere di sfruttare questa occasione per migliorare le cure alle persone che sono chiamati ad aiutare.

 

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