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4. LA MATURITÀ: Storia della SIMFER

Gli anni novanta vedono fin dall’inizio una Società Scientifica molto attiva e presente, a livello nazionale e locale, dovunque si discutessero i complessi aspetti organizzativi della Riabilitazione.

In particolare inizia a lavorare su iniziativa del Ministero della Sanità una Commissione di studio guidata da Basaglia e formata da molti primari fisiatri. Il compito era quello di fare un focus sui problemi della riabilitazione, con particolare attenzione per gli aspetti organizzativi.

Nella SIMFER eravamo abituati ad essere coinvolti in Commissioni di studio ministeriali, e non ci tirava certo indietro ma si sfruttava ogni occasione che ci si offrisse; ma sapevamo anche che molto spesso queste commissioni o non completavano i propri lavori, o producevano documenti che poi incidevano molto poco nelle scelte future.

Invece la Commissione coordinata da Basaglia produsse un lavoro puntuale ed esauriente che esitò in un Documento che il Ministero della Salute fece suo portandolo ad un confronto nella Conferenza Stato-Regioni. Da questo lavoro nascono le Linee Guida per le Attività di Riabilitazione, pubblicate sulla G.U. della Repubblica Italiana, serie generale, n. 124 del 30 maggio 1998. Queste Linee Guida sono poi entrate nella programmazione regionale di pressoché tutte le Regioni italiane e neppure oggi possono dirsi superate perlomeno negli aspetti più qualificanti.

In esse infatti veniva definito in modo puntuale il modo di operare in riabilitazione con la definizione della necessaria centralità della Persona disabile e della necessità di un lavoro d’équipe finalizzato alla formulazione ed alla gestione del Progetto Riabilitativo Individuale e dei suoi Programmi; e sempre in esse veniva definito il mandato di struttura con le diverse tipologie delle strutture destinate alla formazione di quella rete dei Servizi riabilitativi che dovrebbe essere a disposizione della Persona disabile nel suo progredire seguendo il proprio Progetto.

È proprio di questi giorni l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni del nuovo Piano di Indirizzo per la Riabilitazione, ed anche in questo la SIMFER è stata presente e parte, come sempre, attiva. In questo Piano si trovano confermate le scelte di fondo delle linee guida del 1998, accanto ai necessari aggiornamenti, in particolare alla adesione ai concetti, ormai definiti, della I.C.F. dell’O.M.S..

L’impegno della SIMFER per la diffusione dell’ICF è un’altra costante di questo periodo. Questo strumento nasceva infatti da una sorta di “rivoluzione culturale” che aggiornava concetti e terminologie e che doveva diventare patrimonio anche della Riabilitazione italiana. Per attirare l’attenzione su questo la SIMFER, con un impegno economico notevole, acquistò 1800 copie della traduzione italiana della Classificazione e ne fece omaggio a tutti gli iscritti. Numerosi negli anni i Corsi della SIMFER per insegnare ai fisiatri l’uso dell’ICF.

Cresceva finalmente anche il numero dei Fisiatri Universitari, oggi siamo a oltre 60 universitari di ruolo, e va sempre di più aumentando il numero delle Scuole di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dirette da fisiatri: elemento considerato essenziale per una formazione ottimale delle nuove leve.

Europa Medicophysica, oggi si chiama European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine, ed è guidata da Stefano Negrini; è organo ufficiale, oltre che della SIMFER, della Società Europea, e sta diventando una delle riviste di settore più accreditate.

Aumenta l’impegno negli Organismi sovra-nazionali, con Giustini, Franchignoni, Zampolini ed altri.

La SIMFER continua la sua crescita, oggi arriva a superare i 2800 soci, ed è sempre più attiva: lo testimoniano i suoi 30 Gruppi di studio. E questa crescita la porta sempre più confrontarsi con concetti che si andavano imponendo e che divenivano una sfida per la nostra disciplina come Appropriatezza, Qualità, compresa la qualità di vita, Evidenza, Efficacia, Efficienza, Complessità, Etica.

E questa ormai è cronaca, conosciuta da tutti. Ma continua comunque una storia che è iniziata per merito di una pattuglia di pionieri e che va avanti per merito di tanti che si dedicano al bene comune.

Mi sono impegnato a raccogliere questi appunti perché mi è sembrato giusto che i più giovani sapessero quel che è stato fatto per giungere ad oggi, e di conseguenza sentissero l’impegno a portare avanti il testimone nell’interesse della nostra disciplina e dei nostri pazienti.

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