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3. LA CRESCITA: Storia della SIMFER

Sul finire degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 la SIMFER vive un periodo molto fecondo con quella crescita soprattutto sul piano culturale che la porta alla sua realtà odierna. Avvengono dei cambiamenti che stimolano la SIMFER e la spingono ad adeguarsi ai tempi. In particolare cambiavano gli iscritti e si assisteva ad un aumento crescente degli “ospedalieri”, conseguenza della legge Mariotti, e ad una relativa riduzione dei fisiatri “convenzionati esterni”, che ebbero la possibilità di fare della loro struttura una società convenzionata; era questa una vecchia battaglia dei convenzionati esterni di tutte le specialità che mal vivevano la precarietà legata al fatto di avere un convenzionamento personale e quindi difficilmente passabile ad altri dopo il pensionamento od agli eredi rispetto ad una società. E nacque pertanto l’ANISAP, l’Associazione delle società.

La SIMFER pubblicava su Europa Medicophysica i verbali del suo Consiglio Direttivo ed i documenti ufficiali suoi e della Fédération Européenne. Siccome la rivista non usciva con regolarità presto si capì che essa non era lo strumento adatto a tenere stretti contatti con i Soci. Il Consiglio decise di pubblicare un bollettino incaricando della redazione il Prof. Carlo Menarini. Dal gennaio 1979 al febbraio 1980 uscirono 9 numeri del bollettino, ciclostilati ed inviati a tutti i Soci. Dal maggio 1980 il bollettino diventò “Notiziario”; era stampato ed era distribuito gratuitamente a tutti i Soci dalla Sanitas Electric, una industria di apparecchi elettromedicali allora famosa che sosteneva tutte le spese di edizione ed invio. Dal allora e fino al 1986 furono pubblicati oltre 25 numeri del Notiziario che riportava i verbali dei Direttivi della SIMFER e del SIMFiR, i documenti approvati, le bozze di programma e le informazioni utili per i Congressi ed i Corsi di Aggiornamento Nazionali, le notizie su eventi culturali, e le sintesi dei verbali delle riunioni dei Gruppi regionali.

Il Notiziario del Settembre 1981 pubblica l’elenco degli iscritti, con il loro completo indirizzo: cosa che succedeva periodicamente e che oggi è resa praticamente impossibile dalla legge sulla privacy. Da quell’elenco si vede che la SIMFER contava in quell’anno 628 iscritti (quando divenni socio io, nel 1975, erano poco più di 400) ed era presente soprattutto nelle Regioni del Nord. La Lombardia vantava 130 iscritti tra i quali spiccavano Boccardi, Tonazzi, Ivano Colombo, Morosini. Il Piemonte aveva 61 iscritti tra i quali Fiandesio, Valobra, Saracco, Angeli, Sguazzini Viscontini. Il Veneto aveva 55 soci ai quali si aggiungevano i 21 del Friuli e gli 8 del Trentino: questi agivano come Gruppo Triveneto, poi sciolto per statuto e diviso; tra questi si segnalavano per impegno societario Fabio Franco, Caldana, Campacci, Bargellesi E., Ortolani, Pinat, Sorbilli, Zucchi. La Liguria aveva 22 iscritti tra cui Cervetti, Eminente e la Lonati Grillo. L’Emilia Romagna contava 117 iscritti: i maggiorenti erano Menarini, Miccoli, Perricone, Lorenzini, Marongiu, e poi Alianti, Montagna, Basaglia, Bilotta, Tibaldi, Selleri e Prioli. La Toscana aveva 18 iscritti con Andreini, Perfetti e Sebastiani. Il Lazio aveva 68 iscritti tra i quali Castellano, Maccagno, Sabbadini, Tognazzi, Dainotto, Pagliai, e poi, Caruso, Bertolini, Morbegno. Le Marche avevano 10 iscritti con Raspa e Pace. La Campania aveva 20 iscritti con Oricchio e Belfiore e poi Di Mizio e Iocco. La Puglia aveva 39 Soci tra i quali segnalo Megna e Di Gennaro. La Calabria aveva 12 Soci, tra cui Esposito e Lettieri. La Sardegna aveva 10 Soci con Usai e Palmas Corda. La Sicilia contava 35 iscritti tra i quali i più attivi erano Raciti, e poi Ciriacono e Cirillo. Il Molise aveva 2 iscritti, come la Basilicata e non risultava allora nessun Socio in Umbria ed in Abruzzo. I dati esposti sono precisi; per quanto riguarda i nomi ho attinto alla mia memoria per cui mi scuso con quanti non ho ricordato ma che meritavano qui una menzione avendo dedicato il loro tempo e la loro intelligenza alla SIMFER. Pubblichiamo però gli elenchi di tutti i membri dei Consigli Direttivi (oggi Uffici di Presidenza), ed in questi si potranno leggere tutti i nomi dei Soci più “attivi”.

La Dirigenza di allora della SIMFER capì che, con le nuove leggi, era la Medicina Riabilitativa a poter garantire autonomia e crescita alla disciplina, e che era quindi pericoloso l’atteggiamento di quanti preferivano continuare a “vivacchiare” con pazienti con disabilità poco complesse, e terapie altrettanto poco complesse, quasi a rinunciare al proprio ruolo medico ed a ritagliarsi un ruolo più simile ad un Capoterapista. Uno slogan caro a Gigi Caldana, che lo ripeteva spesso, era “dobbiamo prenderci in carico i pazienti che nessuno vuole!”; ed il riferimento era ai midollari, ai traumatizzati cranici, ai neurolesi, alle patologie infantili disabilitanti.

Organizzato da Carlo Menarini su mandato del Consiglio Direttivo, si tenne a Bologna il 14 giugno 1980 un Convegno Nazionale dei Soci SIMFER sul tema “La Riabilitazione nel Servizio Sanitario Nazionale: Uomini e Strutture”. Vi furono due relazioni: Tonazzi, Presidente della SIMFER, trattò il tema “Il fisiatra e la riabilitazione oggi in Italia”; Caldana, Segretario Nazionale del SIMFiR trattò il tema “Linee di programmazione socio-sanitaria della riabilitazione nel SSN”. Le due relazioni furono stampate in un libretto color rosso-arancio (colore all’epoca molto utilizzato che chiamavamo rosso-SIMFER) e se ne curò la massima diffusione, dentro e fuori alla Società. A distanza di 30 anni si può dire che se la relazione di Caldana, allora puntualissima è oggi datata, come tutte le cose sindacali che doverosamente fanno riferimento alle leggi e regole del momento, quella di Tonazzi è ancora attualissima, e merita ancor oggi una rilettura. Furono affrontati tutti i temi: dal ruolo della Riabilitazione ai compiti del fisiatra, dalla sua formazione al suo ruolo diagnostico sia in Medicina Fisica che in Riabilitazione, e sia nella didattica che nella ricerca; fu decisa ed impietosa l’”analisi critica della operatività attuale” e fu ampio ed articolato il capitolo sulle proposte per l’operatività nell’ambito del S.S.N. La linea “politica” della SIMFER, stampata nel Vangelo, come molti chiamavano la relazione Tonazzi, e così ben strutturata non lasciava più spazio a dubbi e tentennamenti; anzi la chiamata era chiara e chiamava tutti a misurarsi obbligando tutti ad uscire da troppo limitati campi di interesse culturale e lavorativo. Vi furono naturalmente discussioni anche accese, ma la SIMFER marciò decisa ad occupare tutti gli spazi in Riabilitazione.

Si curò ad esempio molto la formazione creando, a latere al Congresso Nazionale ormai divenuto annuale, i Corsi Nazionali di Aggiornamento, anch’essi annuali e molto graditi ai Soci che vi partecipavano: in alcuni casi si dovettero fare più edizioni dello stesso Corso per andare incontro alle tante domande di iscrizione. Numerose anche le iniziative congressuali locali, organizzate dai Gruppi regionali; alcune di queste divennero periodiche come il Convegno d’autunno del Gruppo Emiliano-Romagnolo, o quello di primavera organizzato da Alberto Freddi in Umbria.

Europa Medicophysica si consolidava e dai primi anni ‘90 veniva pubblicata in lingua inglese (non senza qualche protesta da parte dei Soci che non conoscevano l’inglese) avviando così il percorso che l’avrebbe poi portata all’indicizzazione. Dal 1986 il Notiziario si trasformò, ad opera di Nino Basaglia e del suo gruppo, nel Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa, oggi MR, come utile strumento di contatto con i Soci.

Si utilizzarono tutte le occasioni che capitavano per favorire la crescita di una cultura riabilitativa. Nel 1981, Anno Internazionale della Persona Disabile per l’ONU, si tenne a Roma un Congresso Internazionale su “L’Organizzazione della Riabilitazione per i Paraplegici”. In quell’occasione la SIMFER pubblicò il 1° di 2 manifesti sulla Prevenzione sui danni midollari da tuffo in acque basse; il 2° fu elaborato da Menarini sull’uso del casco.

La serie delle pubblicazioni si arricchì con la traduzione ed ampia diffusione di un importante documento del Consiglio d’Europa su “Una politica coerente per le Persone Handicappate” e del 1° “Libro Bianco” sulla Medicina Fisica e Riabilitazione, prodotto dalla Fédération Européene de M.P e R., dalla Sezione omonima dell’UEMS e dalla Academie Medicale de Réadaptation.

SIMFER e SIMFiR operavano allora in piena sintonia e il loro lavoro fu senza dubbio alcuno determinante nel favorire la crescita culturale ed operativa non solo della fisiatria italiana ma di tutta la Riabilitazione nel nostro Paese.

I maggiori campi di attività riguardarono soprattutto: la difesa dell’autonomia della disciplina dai frequenti tentativi di invasione del settore da parte degli “specialisti d’organo”: da questi la definizione ingiusta ed inquietante, per le idoneità ospedaliere, oggi abolite, di Recupero e rieducazione funzionale dei motulesi e neurolesi; la difesa del ruolo medico del fisiatra, talvolta definito “intermediario inutile” tra lo specialista d’organo ed il Fisioterapista; la spinta alla crescita di tutto il settore, soprattutto negli Ospedali, approfittando della legge Mariotti, della nascita dei SRRF: l’obiettivo di molti era il superamento del Servizio centralizzato e la conquista di posti-letto propri; l’azione alla crescita del settore universitario, che tardava ad evolvere e che a metà degli anni ’80 contava solo due Professori Ordinari, Ruju a Pavia e Pizzetti a Roma: a questi successivamente si aggiunsero Megna a Bari, Caruso a Parma e Sebastiani a Firenze; la spinta al superamento della distinzione tra sanitario e sociale a favore di un unico progetto riabilitativo mirante direttamente all’autonomia ed al reinserimento della Persona disabile: problema ancor oggi spesso non risolto; i problemi della formazione specialistica del fisiatra, dal titolo della specialità ai contenuti della stessa; i problemi della formazione dei collaboratori, che allora avveniva soprattutto negli ospedali; i problemi dell’operatività quotidiana, dall’uso tecniche, allora esasperate, che come scrisse Tonazzi talvolta “producevano più una soddisfazione manovriera dell’operatore che la soddisfazione dei bisogni dell’infermo”, alla ricerca che ottimizzasse i risultati.

Su questi e tanti altri temi si aprirono nella SIMFER confronti, anche duri, accese discussioni, talvolta vere e proprie liti; ma era proprio in questo ambiente vivace, attivo, attento e propositivo che avvenivano quelle crescite individuali e collettive che hanno segnato in positivo la storia della Riabilitazione in Italia.

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