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2. I PRIMI ANNI: Storia della SIMFER

Come si è visto la fusione delle due Società nella SIMFER è avvenuta nel 1964. Ma la SIMFER aveva intanto celebrato nel 1962 a Venezia il suo 1° Congresso Nazionale eleggendo Presidente Fabio Franco. Allora i Soci erano soprattutto delle regioni del nord del Paese e molti non erano neppure specialisti fisiatri, ma colleghi che operavano nelle specialità cosiddette affini e che avevano sviluppato un interesse culturale e talvolta anche lavorativo per la riabilitazione. Esistevano già Centri come l’Istituto Spolverini di Ariccia, il Centro Recupero Poliomielitici di Udine, il San Camillo a Venezia, il CPO di Ostia (Roma) ed altri, ma l’unico Istituto ospedaliero nasce a Milano, all’Ospedale Maggiore: Pietro Farneti, maestro di Boccardi, ne è il primario e resta per circa 10 anni l’unico primario di Fisioterapia di un ospedale pubblico. L’Ospedale Maggiore rappresentò sempre una presenza importante soprattutto nella formazione sia dei fisiatri che dei fisioterapisti; e non è un caso se nel 1959 nasce a Milano l’AITR, oggi AIFI, e se la Redazione del Notiziario dell’Associazione ha sede presso l’Istituto di Terapia Fisica dell’Ospedale Maggiore di Milano. Così come non è un caso se Farneti pubblica nel 1972, edito da A. Wasserman SpA, il primo trattato italiano della disciplina dal titolo Terapia fisica e riabilitazione.

Allora aderivano alla SIMFER colleghi di varia provenienza. Farò alcuni dei nomi più importanti pur sapendo che questa parte non può non essere lacunosa In Piemonte Fiandesio e Valobra provenivano dalla Radiologia, specialità che allora gestiva i mezzi fisici. Fiandesio stesso, uno dei più meritori fondatori della fisiatria italiana, restò fino al pensionamento primario radiologo ad Alessandria, riuscendo a creare nello stesso ospedale un primariato per un suo allievo fisiatra. La sede stessa della SIMFER è stata per oltre 20 anni a casa di Fiandesio, in Corso Lamarmora ad Alessandria, e la Signora Beatrice Fiandesio svolgeva compiti di segreteria. In Lombardia Farneti e Boccardi provenivano dalla medicina interna, mentre Gastaldi, maestro della Morosini era neurologo ed Ivano Colombo, anch’egli allievo di Farneti, si dedicava alla Medicina manuale, creando all’interno della SIMFER il primo ed il più nutrito Gruppo di Studio. Ad Udine Tonazzi proveniva dalla pediatria, mentre dalla Clinica Ortopedica di Padova provenivano Caldana ed Ortolani. In Emilia Romagna Raffaele Zanoli era ortopedico e Carlo Menarini era di derivazione reumatologica come Cervetti in Liguria. In Toscana c’era Vitali al CTO di Firenze, e Milani Comparetti era neuropsichiatra. A Roma Pizzetti era in Clinica Ortopedica, Maccagno era al Forlanini, Castellano era al CPO, e dalla Clinica Reumatologica si impegnò Gigante stesso e molti suoi allievi, come Brai, Tognazzi, Dainotto, si dedicarono alla fisitria. In Campania Oricchio veniva dall’ortopedia. In Puglia inizialmente operò Di Gennaro ma il maggior impegno per la SIMFER viene da Megna e la sua scuola della clinica neurologica di Bari.

Il 2 novembre 1961 a Torino Valobra, Martini, Veglia, Fiandesio e Vitali fondarono il Sindacato Italiano dei Medici Fisici e Riabilitatori (SIMFiR); il Comitato Nazionale Provvisorio era costituito dai Fondatori e Veglia fu il primo Segretario Nazionale. Pochi mesi dopo, nel Congresso di Venezia, l’Assemblea dei Soci del Sindacato elegge le nuove cariche nazionali e Tonazzi diviene Segretario Nazionale; carica che ricopre fino al 1979.

Nella primavera del 1965 nasce a Torino per i tipi di Minerva Medica Editore una nuova rivista, “Europa Medicophysica”, organo ufficiale della SIMFER e della Federazione Europea. La rivista, guidata per molti anni da Dario Fiandesio, pubblicava anche i verbali delle Riunioni degli Organi statutari della Società. È da là che si possono oggi attingere molte informazioni della realtà di quegli anni.

La Società scientifica muoveva i suoi passi, in piena sintonia con gli organismi internazionali, affrontando problemi come la Denominazione della disciplina che in Italia cambiò varie volte. Nel 1956 era nata a Bologna la prima Scuola di Specializzazione, seguita da Roma (1957), da Milano (1961), ma si trattava di una specialità sussidiaria e presentava varie denominazioni per arrivare poi ad essere riconosciuta come specialità autonoma (1971) assumendo la denominazione unificante di Terapia fisica e riabilitazione, divenuta poi Fisioterapia, e poi Medicina fisica e riabilitazione, fino alla denominazione attuale: Medicina fisica e riabilitativa. Dietro la denominazione c’era il problema principale dell’accreditamento della disciplina, con pari dignità delle altre discipline mediche, con un pieno dominio nel suo corpus dottrinario; le resistenze a ciò venivano soprattutto dai medici delle specialità “affini” che volevano mantenere il “controllo” del “loro” paziente anche durante la riabilitazione; essi rifiutavano la competenza di un altro medico preferendo estendere il loro controllo diretto sui “paramedici”.

Nel raggiungere l’autonomia fu determinante l’esperienza e l’azione internazionale. Il primo riconoscimento avviene negli USA dove l’American Academy of Physical and Rehabilitation Medicine ha il pieno controllo della disciplina; notevole l’impegno in questo senso dell’International Federation of Physical and Rehabilitation Medicine e della Fédération Européenne de Medecine Physique et de Réadaptation, nata negli anni ’50 e nella quale gli italiani Fiandesio e Valobra, poi Tonazzi, poi Bertolini, poi Giustini) erano molto attivi; queste erano fin dai primi anni ’60 molto impegnate anche sui programmi di formazione dello specialista fisiatra. Fu in una Conferenza sull’insegnamento della Medicina Riabilitativa tenutasi in Polonia, a Konstancin, dal 10 al 16 novembre 1971, indetta dal Ufficio Regionale Europeo dell’O.M.S., che si auspicò che esistesse anche nei Paesi europei una unica figura di specialista medico competente in riabilitazione, da preferire con varie motivazioni all’affidamento della riabilitazione ai diversi specialisti d’organo od apparato. Fu raccomandando altresì che il programma di insegnamento di questo specialista fosse basato su quello prodotto dalla nostra Federazione Europea. Nel 1969 nasce l’Academie Medicale Européenne de Réadaptation, che si occupa soprattutto degli aspetti etici e culturali, e dal 1070 diviene operativa la Sezione di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’U.E.M.S. (Union Européenne des Médecins Spécialistes), che vede per 16 anni Tonazzi come Segretario; fu forse la struttura europea più attiva, ed anche se nata per gli aspetti più “sindacali”, nel 1991 fonda l’European Board nella disciplina. Nel 1969 nasce l’IRMA (International Rehabilitation Medical Association) che è la prima organizzazione internazionale che associa singoli fisiatri, mentre le Federazioni confederavano Società scientifiche. Il 1° Congresso dell’IRMA si tenne dal 20 al 24 settembre 1970, in parte a Milano in parte a Torino, e fu organizzato da Silvano Boccardi che divenne per acclamazione Presidente dell’IRMA.

Questi stretti rapporti internazionali ci consentirono di “importare” documenti e cultura in gran parte prodotti con il grande contributo degli italiani stessi e della loro esperienza.

SIMFER e SIMFiR operarono costantemente in piena simbiosi. All’inizio l’iscrizione era disgiunta ed al Sindacato si iscrivevano soprattutto i fisiatri “convenzionati esterni”, cioè quelli che operavano nel loro studio convenzionato con le Casse Mutue, alcuni ospedalieri mentre il SIMFiR era parte costitutiva della CIMO (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri) assieme agli altri sindacati dei medici specialisti, soprattutto degli Analisti e dei Radiologi. I pochi fisiatri “convenzionati interni”, che esistevano solo nelle grandi città, aderivano direttamente al SUMAI.

Dal punto di vista assistenziale una notevole spinta viene dalla legge di riforma ospedaliera (n. 128 del 27 marzo 1969), nota come Riforma Mariotti, che istituisce il Servizio di Recupero e Rieducazione Funzionale come Servizio centralizzato dell’Ospedale.

L’art. 20 così recitava: “Il servizio di recupero e rieducazione funzionale, unico per tutte le necessità dell’ospedale, è istituito su indicazione del piano regionale ospedaliero per gli ospedali regionali, per gli ospedali specializzati ortopedico-traumatologici, geriatrici, e per gli ospedali specializzati di riabilitazione funzionale. …………Il personale sanitario ausiliario addetto al servizio è costituito da terapisti della riabilitazione in numero tale da soddisfare le necessità delle prestazioni ospedaliere ed ambulatoriali. Qualora il servizio di fisioterapia non sia espletato nell’ambito del servizio di radiologia, può esser annesso al servizio di recupero e rieducazione funzionale.”

L’art. 24 così recitava: “I terapisti della riabilitazione sono alle dirette dipendenze dei sanitari del rispettivo servizio. Le loro attribuzioni si riferiscono alla riabilitazione dei minorati fisici e psichici, con particolare riguardo ai minorati per lesioni organiche del sistema nervoso ed osteo-mio-articolari, e di quelli affetti da disturbi organici, suscettibili di recupero funzionale e sociale mediante terapie fisiche, kinesiterapiche, occupazionali e di ortottica.”

Questa legge favorì la nascita di tante realtà ospedaliere, con rapida crescita, numerica e culturale, dei medici che si dedicavano alla disciplina, e che spesso si dedicavano anche, negli stessi Servizi, della Formazione del personale della Riabilitazione.

Il 20 gennaio 1970 Tonazzi firma per il SIMFiR l’accordo FNOM-Mutue per il Convenzionamento Esterno ed è un momento importante perché per la prima volta compare la disciplina “Fisioterapia” con 10 prestazioni, che poi salgono a 34 nell’accordo successivo, del 14 luglio 1973. E’ questa una data importante perché è la prima volta che compare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica un nomenclatore, ancorché incompleto, degli atti della disciplina, e per la prima volta viene riconosciuta anche la “visita fisiatrica”. Fu questo nomenclatore ad aprire la strada al “nomenclatore delle compartecipazioni” che invece stavano ovviamente a cuore ai fisiatri ospedalieri.

La SIMFER si impegna sempre molto nella formazione organizzando ogni due anni fino al 1983 e poi ogni anno il Congresso Nazionale.

Alla fine degli anni ’70 i problemi più sentiti erano:

-       accettare di occupare gli spazi della Medicina riabilitativa rinunziando a limitarsi all’uso dei mezzi fisici, ed accettando la sfida di avere “letti” propri e pazienti propri, iniziando, come diceva Caldana, dai malati che non vuol nessuno;

-       accettare la sfida culturale di produrre la cultura sufficiente ad una adeguata “presa in carico” dei nostri pazienti;

-       difendersi dai cattivi maestri che teorizzavano l’”operatore unico” definendo il fisiatra un inutile intermediario, dimostrando con ciò di avere una visione sotto-culturale della medicina riabilitativa.

Ma la SIMFER ha superato i venti anni e siamo ormai arrivati all’età adulta.

Carlo BERTOLINI

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